domenica 14 dicembre 2008

Democrazia non andar via







di Stefano Racheli da Toghe.blogspot
(Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma)





Provo a ricondurre il discorso nel suo alveo naturale e principale. Lo farò iniziando a citare me stesso (cosa in sé antipatica), non per motivi di merito, ma per far rimarcare un dato meramente cronologico.

Scrivevo nel dicembre del 1977: «Quale occasione migliore – in un paese travagliato da una profonda crisi economica il cui peso ricade per intero sulle classi più deboli – per screditare chi ha nella pubblica opinione la sua unica arma di difesa? Cosa può avvilire di più il prestigio della magistratura dell’insinuare che essa sia composta di ingordi e fannulloni? E che ci sarebbe di più facile dell’eliminare nella sostanza un istituzione (la magistratura) ormai ritenuta dal popolo inutile, parassitario e comunque inefficace?».

E ancora, nel maggio 1980 (polemizzando con il prof. Mancini che, sulle pagine de La Repubblica del 12.3.1980, spezzava numerose lance a favore della dipendenza del PM da parte del potere politico), affermavo: «Con ciò non su vuol certo negare che possono esistere magistrati “politicizzati” o “corrotti”. Compito della classe politica è di aiutare la magistratura a individuarli e perseguirli sì che tutti i giudici siano come l’immagino nei miei sogni: imparziali e indipendenti. Il che non solo sarebbe piaciuto a Montesquieu e a Calamandrei, ma, credo, alla stragrande maggioranza degli italiani che ne hanno le tasche piene della summa divisio tra punibili e intoccabili».

Mi sono permesso di autocitarmi solo per far risaltare cosa bolliva in pentola trent’anni or sono.

Era già allora chiaro che: a) era in corso una campagna denigratoria capace di “lavorare ai fianchi” la magistratura; b) detta campagna era finalizzata al controllo politico dell’azione penale; c) detto controllo era destinato a far sì che potesse sopravvivere e affermarsi la “summa divisio tra punibili e intoccabili”.

La magistratura ha avuto trent’anni di tempo – dicesi trenta anni ! – per elaborare e praticare l’unica strategia possibile: quella della pulizia e dell’autorevolezza.

Non averlo fatto costituisce, per chi avrebbe dovuto condurre siffatta strategia (l’A.N.M., tanto per essere chiari), una colpa storica i cui effetti ricadranno sui cittadini molto più che non sui magistrati.

Certo è che è ben singolare (vedi dichiarazioni di ieri in tv del senatore Gasparri) la tesi di chi vuole, per eliminare la “politicizzazione” della magistratura ( e cioè di chi “giudica”), mettere tutti i “giudizi” sotto il controllo della politica: vorrebbe dire che per eliminare un male occasionale e eccezionale, si istituzionalizza il male stesso.

Si dimentica, per esprimersi in termini “teorici”, che la democrazia, quale che ne sia la nozione accettata, comporta sempre il controllo sul potere.

Le lotte per la libertà sono sempre state lotte per trasformare il potere (assoluto, illuminato o dittatoriale che fosse) in potere controllato.

Una democrazia senza “controlli” è un soldato senza fucile.

Se il potere deve essere controllato, chi detiene il potere non può partecipare al controllo.

Non si tratta di opportunità politica, ma di logica della democrazia: o si comanda o si controlla.

Non è certo questa la sede per impelagarsi in discettazioni filosofiche circa la distinzione tra “opposizione reale” e “opposizione dialettica”.

Fatto è che esistono realtà (il potere e il controllo) che non possono con giochini dialettici essere ridotte a unità.

Il potere, in quanto potere democratico, è tale – e non arbitrio – perché c’è il controllo.

Il controllo è tale finché non diviene esercizio di potere politico.

Un gatto che abbaia è molto più di un cattivo gatto: è una contraddizione in termini, è un non-gatto.

Un giudice che sia dipendente dal potere politico (ovvero che si arroghi di essere un potere politico “alternativo”) è ben più di un cattivo giudice: è un non-giudice perché accentra in un unico soggetto potere e controllo.

Sarebbe ora che si imparasse a conoscere dai frutti coloro che vogliono, da anni, togliere alla Nazione fiducia nei giudici per privarla poi dei giudici stessi.

A dispetto delle sue vesti progressiste, ogni tentativo di diminuire il controllo (giudiziario, dell’opposizione, della stampa, etc) sul potere è reazionario al massimo grado, poiché costituisce una netta involuzione nel progresso della convivenza civile.

E il fatto che la magistratura associata – per miopia, per corporativismo e per quant’altro – abbia facilitato colpevolmente l’erosione dello Stato democratico, non per questo rende meno eversiva l’azione in atto.

Oggi sono a rischio tutti i meccanismi di contrappeso/controllo del potere politico: il controllo di legalità devoluto alla magistratura ordinaria, il ruolo svolto dall’opposizione parlamentare, la pluralità/libertà delle testate giornalistiche e/o audio-televisive, il ruolo (fondamentale) esercitato dalla Corte costituzionale, etc etc

Bisogna dire chiaro e forte che un conto è accogliere le istanze di forte rinnovamento della giustizia, altro conto è abbandonarsi a manovre eversive dell’assetto democratico costituzionale.

Ribadisco: assetto democratico e costituzionale, essendo del tutto ovvio che la costituzione non è un totem e, ricorrendone la necessità, può certo essere cambiata.

Ma sempre tenendo d’occhio alle esigenze di democrazia, dato che istanze antidemocratiche ben possono permeare una legge definibile come costituzione.

Un conto è, in ipotesi, dire che la bandiera nazionale è da oggi a tre bande orizzontali di colore arancione, verde e bleu; altro conto è dire che da domani, il parlamento è eletto solo dai cittadini aventi un reddito superiore ai 200.000 euro annui.

Mi si vorrà mica far credere che, nel secondo caso, la legge sarebbe democratica sol perché avete la forma di costituzione?

Se dunque il caso Salerno/Catanzaro è stato scandaloso per la democrazia, si deve tener presente che altrettanto (e forse di più) scandaloso sarebbe consentire – per uscire dal “teorico” ed entrare in una dimensione realissimissima, ancorché non recente – che “casi” come quelli che agitarono il passato sotto il nome di IRI, Italcasse, Caltagirone, ENI, etc, vengano a essere gestiti giudiziariamente dalle forze politiche chiamate in causa da quei casi.

Occorre, ancora una volta, guardarsi da chi la sta buttando in caciara.

Il problema infatti non è tanto di scegliere se debba governare la “destra” o la “sinistra” (la cosa è dal punto di vista del “sistema” del tutto secondaria): il punto è se il sistema che si profila abbia in sé i requisiti necessari perché il potere non vada fuori controllo.

Né si può dimenticare che si vive in tempi di gravi sconvolgimenti sociali e con sacche di povertà emergenti.

Occorre dunque ricordare l’insegnamento di Erich Fromm (cfr Fuga dalla Libertà), secondo cui l’uomo moderno, pur ricco di potere tecnico, è, come singolo individuo, assai più fragile dell’uomo antico.

L’uomo moderno (e, ancor di più, a mio parere, l’uomo “globalizzato”) fugge dalla libertà perché, sentendosi piccino e ininfluente, tende “a rinunziare all’indipendenza del proprio essere individuale, e a fondersi con qualcuno o qualcosa al di fuori di se stesso per acquistare la forza che manca al proprio essere”.

Dunque i rischi che oggi corre il “sistema democratico” sono non poco ampliati dalla stato psicologico che pervade i cittadini troppo spesso deprivati di ogni capacità di reazione.

Quali i rischi? Tanti e gravi.

Quali i rimedi? Pochi e sicuri.

Non tenterò di descriverli con parole mie, temendo di dire troppo o troppo poco, il che, in siffatto genere di argomenti, è cosa da evitare.

Userò dunque parole di altri, le quali, per il fatto di venire da tempi lontani, non possono certo essere sospettate di pregiudizievoli simpatie o antipatie verso personaggi che calcano oggi la scena politica.

«Vi sono alcuni che hanno osato affermare che (...) non si deve temere di dare tutto il potere alla maggioranza. Ma questo è un linguaggio da schiavi.

Cos’è infatti una maggioranza presa collettivamente se non un individuo che ha opinioni e più spesso interessi contrari a quelli di un altro individuo che si chiama minoranza?

Ora se ammettete che un uomo, investito di un potere assoluto, può abusarne contro i suoi avversari, perché non ammettere la stessa cosa per una maggioranza?

Gli uomini, riunendosi, hanno forse cambiato carattere? (…) Per parte mia, non posso crederlo; e un potere onnipotente, che io rifiuto a uno solo dei miei simili, non l’accorderei mai a parecchi.

(…) Ritengo che sia più facile stabilire un governo assoluto e dispotico in mezzo a un popolo che ha raggiunto l’uguaglianza che in mezzo ad un altro e penso che, se mai un simile governo si stabilisse in un popolo del genere, non solo opprimerebbe gli uomini, ma alla lunga porterebbe loro via parecchi dei principali attributi dell’umanità (…).

E’ insieme necessario e auspicabile che il potere centrale che governa un popolo democratico sia attivo e potente. Non si tratta affatto di renderlo debole o indolente, ma soltanto di impedirgli di abusare della sua attività e della sua forza.

(…) In tempi di eguaglianza l’individuo è naturalmente isolato; non ha amici ereditari dai quali possa pretendere soccorso, né una classe sulle cui simpatie possa con sicurezza contare; lo si può impunemente separare dagli altri e impunemente calpestare. Oggi un cittadino oppresso non ha dunque che un solo modo di difendersi: rivolgersi alla nazione intera; e, se questa è sorda, al genere umano; ha un solo mezzo per farlo, la stampa. Così la libertà di stampa è infinitamente più preziosa nelle nazioni democratiche che non nelle altre.

(…) Dirò qualcosa di analogo del potere giudiziario (…): i diritti e gli interessi dei privati saranno sempre in pericolo se il potere giudiziario non cresce e non si estende nella stessa proporzione in cui le condizioni si livellano.

(…) Perciò, proprio in queste epoche democratiche in cui viviamo, i veri amici della libertà e della dignità umana debbono cercare continuamente di stare all’erta»
.

Così andava scrivendo nella prima metà del XIX secolo il genio profetico di Alexis de Tocqueville.

Meditate, gente, meditate …


venerdì 12 dicembre 2008

Trasferiteci tutti?

L'inviato del Corriere della Sera Carlo Vulpio, che per due anni aveva seguito per il suo giornale le inchieste sul caso De Magistris, è stato sollevato dall'incarico. Lo annuncia lui stesso sul suo sito.

Comunque la si pensi su quello che sta accadendo ed è accaduto a Catanzaro, questa non è una bella notizia. Vulpio è uno dei giornalisti perquisiti e intercettati dalla procura di Matera perché indagati, assieme a un capitano dei carabinieri, per il singolare reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa e alla violazione del segreto istruttorio. Un reato inventato (i cronisti sono obbligati a cercare e dire sempre quella che ritengono essere la verità) in un'inchiesta servita ad ottenere il trasferimento dell'ufficiale dell'Arma che cercava di far luce sui comportamenti scorretti di alcuni magistrati del palazzo di giustizia di Potenza. All'epoca il Corriere aveva garantito a Vulpio il pieno appoggio. Oggi no.

Non è un caso. Esiste nel nostro paese un intricato groviglio di rapporti tra parte del mondo della politica, della magistratura, delle istituzioni e dell'imprenditoria, in grado di influenzare le indagini giudiziarie più delicate. Per raccontare l'intreccio, e svolgere così quella funzione di controllo che in democrazia spetta anche alla stampa, è necessario conoscere a fondo le vicende per poter distinguere i fatti dalle voci o dalle suggestioni. Non è un lavoro semplice. Anzi è un'attività faticosa, ricca di errori e povera di soddisfazioni. Ma va fatta. E Vulpio la faceva.

Oggi la scelta - e non solo da parte del Corriere - è invece quella di non provare nemmeno a districarsi in queste storie. Semplicemente non se ne parla. E più che la voglia di censura, vince l'immotivata speranza che la tempesta passi da sola. Un po' come ha fatto il Csm che, al corrente dal 2007 di quanto stava accadendo a Catanzaro, per molti mesi ha evitato di occuparsene. Per arrivare così a queste tragicomiche giornate caratterizzate da schiaffi mollati in faccia a destra e a manca dall'organo di autogoverno della magistratura, come se ciò che avviene tra le toghe campane e quelle calabresi fosse una zuffa tra bambini, sedata da un papà arrivato all'improvviso.

Nascondere lo sporco sotto il tappeto, infatti, non è mai una buona soluzione. Né per se stessi, né per il paese. Perché trasferire tutta l'Italia all'estero è purtroppo impossibile.

Peter Gomez

martedì 9 dicembre 2008

sabato 6 dicembre 2008

Crisi si, ma per gli altri

Non è uno scherzo: avete capito bene. Per il G8 in programma sull'Isola della Maddalena, dirimpetto a villa Certosa, residenza privata del premier, dall'8 al 10 luglio 2009 si spenderanno 400 milioni di euro. Quattrocento milioni, per intenderci, è l'entità dei tagli apportati dal governo di Silvio Berlusconi ai fondi per lo spettacolo e il cinema che metteranno in ginocchio un bel pezzo delle cultura italiana. Questa somma sarà spesa per le opere accessorie al vertice, come una nuova strada che collegherà Olbia a Sassari (ma che c'entra con il vertice?), i lavori per il palazzo della conferenza (58 milioni), l'hotel sede del vertice (59 milioni), la riconversione dell'ospedale militare (73 milioni) e perfino la rete fognaria dell'isola. Siccome il G8 è classificato come Grande evento, la sua gestione sarà curata dalla Protezione civile nella persona del commissario straordinario Guido Bertolaso, sottosegretario alla presidenza. Quanto costerà l'organizzazione: "soltanto" 30 milioni. 

(Sergio Rizzo)

venerdì 5 dicembre 2008

Bussola

La consorteria MassoMafioPolitica è al capolinea?

Torniamo a ripetere che su questo sottile filo si gioca la credibilità del nostro stato di diritto e, conseguentemente, vi invitiamo a seguire con molta attenzione e spirito critico la vicenda, perchè non è tutta (ahimè) a chiazze bianche e nere..Anzi..

Vi forniamo la bussola> http://toghelucane.blogspot.com/

Stay tuned!

sabato 29 novembre 2008

State tranquilli

 Mancano magistrati e molte procure rischiano la chiusura. Particolarmente a rischio gli uffici giudiziari delle citta' del sud. L'ennesimo allarme sullo stato della giustizia arriva dal presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati, Luca Palamara. Per risolvere i problemi di organico nelle sedi disagiate, ha detto il leader del sindacato delle toghe, non sono sufficienti gli incentivi previsti.

Sangue leghista non mente


Grazie al papà Ministro che ha fatto agire la Pubblica Amministrazione in autotutela, Bossi Jr. ha potuto sostenere per la terza volta la maturità.

Ebbene, è riuscito a bocciarla per la terza volta.
Un autentico caso umano, si direbbe.

Vista la levatura, è probabile che, a momenti, sia (ri)annunciata la sua futura leadership nel carroccio.

lunedì 24 novembre 2008

Fascist Legacy


Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

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(Thanks to: Micromega)

venerdì 21 novembre 2008

mercoledì 19 novembre 2008

Ingiustizie per tutti! (grazie Pdl!)

Il Guardasigilli Alfano critica da sempre l'indulto, ma mette mano a un ddl sulla certezza della pena con una mezza amnistia per i reati fino a quattro anni. Rispolvera l'istituto pensato dal predecessore Mastella, la "messa in prova", ma raddoppia la massima pena prevista. Chi rischia un processo, prima che cominci (fino al rinvio a giudizio), può chiedere al giudice "d'essere messo alla prova" in cambio di un lavoro socialmente utile. Che alla fine cancellerà tutto, il processo e pure il reato. Peggio dell'indulto dunque, che almeno lascia traccia del delitto sulla fedina penale.

Di Pietro, che litigò con Mastella in piena riunione dei ministri (e così gli anni retrocessero da tre a due), denuncia il nuovo "colpo di spugna", una norma che "salva tutti gli incensurati". Il ddl, previsto già oggi a palazzo Chigi, incappa però nelle ire del titolare del Viminale Maroni che pone un secco altolà. Lo ha detto chiaro, a Berlusconi e Ghedini, nella cena di lunedì sera ad Arcore. Al delfino di Bossi non basta il contentino che Alfano, in un empito di federalismo, dà agli enti locali, comuni in testa, nella gestione dei lavori sostitutivi al carcere. Maroni riflette sulla lunghissima lista di reati, dalla corruzione semplice (punita fino a tre anni), ai falsi in bilancio, che rischiano d'essere lavati via senza un giorno di cella, o solo con la potatura d'un albero. E pure quelli sull'immigrazione.

Provvedimento bifronte, quello del Guardasigilli. Venduto, pure nella relazione che accompagna gli otto articoli, come un testo che garantisce "una volta per tutti" la certezza della pena e lega la sospensione condizionale all'obbligo dei lavori utili, ma che al contempo apre alla messa in prova. Un cavallo di troia, fuori la mano dura contro i benefici, dentro il permissivismo per chi delinque fino a quattro anni. Quando Mastella portò in consiglio la soglia dei tre anni Di Pietro parlò di "colpo di spugna su reati edilizi, ambientali, fiscali, gli incidenti sul lavoro". Si calò tra tre a due anni, ora si raddoppia.

Processi evitati per reati odiosi come frodi in commercio, manovre speculative, ma pure per un attentato ad impianti di pubblica utilità, per furti non aggravati, danneggiamenti, usura impropria, appropriazione indebita, omissione di soccorso, per finire alle violenze private. E dire che, nella relazione, si citano "reati di criminalità medio-piccola" per cui "l'esito della messa in prova estingue il reato". Cos'è, se non un'amnistia? A leggere il dibattito post indulto, il centrodestra l'avrebbe chiamata così.

Con un mano Alfano allarga, con l'altra inasprisce. Ecco la riforma della sospensione condizionale della pena che, oggi, non fa andare in carcere chi è alla prima grana giudiziaria. Il ddl prevede che, per fruirne, "il condannato assicuri un parziale ristoro alla collettività". Riecco il lavoro socialmente utile. Che diventerà obbligatorio anche per ottenere affidamento in prova e libertà controllata.

Messa in soffitta la strada del "piano carceri" con braccialetti elettronici ed espulsioni, Alfano sfoga l'incubo delle carceri piene (a marzo 2009 oltre 62mila detenuti come prima dell'indulto) cercando di svuotarle. A sfruttare al meglio le misure sarà chi, grazie a un lavoro di prestigio o a mezzi economici, potrà pagarsi un famoso avvocato e ottenere da Comuni e Regioni i lavori migliori.


Da Repubblica.it

domenica 16 novembre 2008

PD(L?), P(2?)




Zorro

l'Unità, 16 novembre


Istruttiva scenetta l’altra mattina a Omnibus, rilanciata da Striscia la Notizia. In studio, a La7, si discute della Vigilanza Rai con Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. Bocchino, poveretto, non riesce a spiegare a che titolo il Pdl pretenda di scegliersi il presidente della Vigilanza. Ma, a levarlo d’impaccio, accorre Latorre: afferra furtivo un giornale, scrive alcune brevi note e le passa al presunto avversario. Bocchino legge e ripete a pappagallo: “Caro Donadi, non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando”. Ora, a parte il fatto che Pecorella non può andare alla Consulta perché è un deputato, è un imputato, è l’avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali (compresa una all’attenzione della Consulta), la Consulta c’entra come i cavoli a merenda: i giudici costituzionali li elegge il Parlamento coi due terzi dei voti, dunque la maggioranza indica un nome super partes e lo sottopone al vaglio dell’opposizione. Il capo della Vigilanza lo sceglie l’opposizione, tant’è che ai tempi dell’Ulivo il Polo indicò Storace e l’Ulivo lo votò senza fiatare. Tutto giulivo per il suggerimento (sbagliato) accolto, il suggeritore ha strappato il brandello di giornale e l’ha appallottolato. Forse perchè dimostra due cose. 1) Memore del caso Unipol, Latorre ha smesso di telefonare ed è passato ai più sicuri pizzini. 2) Anche Latorre, per strano che possa sembrare, serve a qualcosa: quando un berlusconiano è in difficoltà, lui lo soccorre.

(Marco Travaglio)

venerdì 14 novembre 2008

All' estero la sanno lunga

Leggendo vari giornali stranieri ho capito in questi giorni come, molto spesso, in alcuni paesi esteri "la sappiano molto più lunga" di noi.
Mi sono bastati pochi click infatti per trovare, in sole due parole, la parossistica cornice che inquadra e disvela la patetica figura attualmente alla guida del nostro paese:


"A billionaire populist"



giovedì 13 novembre 2008

Protesta informatica

Una forma di protesta ideata da un gruppo di studenti di Informatica dell'Università di Pisa: si tratta di intasare il sito del MIUR (Ministero dell'Università e della Ricerca).

Leggete e protestate anche voi!

http://www.autistici.org/133strike/index2.html

venerdì 31 ottobre 2008

Metodo Cossiga

sabato 25 ottobre 2008

NOI NON ARRETRIAMO


Ne parlano anche i media adesso.

Messi alle strette da una protesta dilagante, che coinvolge trasversalmente numerosissime categorie e la società civile stessa, hanno finalmente deciso di rimuovere, in parte, la coltre di omertà che ricopriva questa mobilitazione.
Dopo la "prima miccia" Pisana, la mobilitazione si è diffusa a macchia d' olio su tutto il territorio Italiano.

Ma per cosa protestano questi " cinque o sei disinformati, manipolati dai Sindacati e dai Comunisti"?

Contro la 133/2008, legge di conversione del D.l Tremonti c.d. "d' Agosto", promosso dopo nove minuti di Consiglio dei Ministri.
Essa, con pochi articoli, da il colpo di grazia all' Università Pubblica, già fiaccata da quindici anni di riforme scellerate e mal gestione.

Cosa prevede la 133:

·I tagli progressivi fino a 1.400 milioni di euro costringeranno gli Atenei a trasformarsi in fondazioni di diritto privato, con un inevitabile e incontrollato aumento delle tasse d'iscrizione: l'Università per tutti di fatto sparirà, l'accesso all'istruzione diventerà un privilegio legato al reddito e non più un diritto.
·La privatizzazione delle Università-fondazioni renderà meno libera e indipendente la ricerca, vincolandola agli interessi dei finanziatori privati: la ricerca di base - non suscettibile di un immediato sfruttamento
economico – sarà annientata.
·La riduzione indiscriminata degli organici (solo 1 nuovo assunto per ogni 5 pensionamenti) renderà del tutto impossibile garantire una didattica di qualità, con un appiattimento generale dell'offerta e l'incapacità di mantenere la copertura anche dei corsi fondamentali.
·Migliaia di precari della ricerca e del settore tecnico-amministrativo vedranno definitivamente svanire - dopo numerosi anni dedicati alla ricerca e all'Università - la possibilità di una stabilizzazione della propria posizione lavorativa. Un licenziamento preventivo. (art. 37 del ddl 1441 quater disposizioni in materia di stabilizzazioni).

Gli effetti di questi provvedimenti graveranno poi su ogni grado dell'Istruzione, negheranno a moltissimi l'accesso alla cultura e, colpiranno inevitabilmente anche le economie delle città universitarie.

Questo disposto non ha nessuna ratio alle sue spalle: sono provvedimenti imposti dal Ministro dell Economia per ridurre il debito pubblico, trattando l' Università come una semplice voce di bilancio, in un contesto generale che il giornalista Travaglio ha recentemente delineato con molta efficacia:




Noi non ci stiamo.

Grazie a noi studenti, finalmente la società civile si muove a difesa di un bene che rischia l' estinzione da tempo e che il prossimo anno ci verrà definitivamente sottratto: L' Istruzione Libera, Democratica, Plurale.

Dalla distruzione delle scuole elementari (settore in cui siamo leader in Europa) fino alle Università, il governo vuole privarci del nostro diritto ad una Coscienza Critica, capace di discernere ciò che riceve e argomentare quel che afferma.Vogliono una società di amebe, di ectoplasmi ubbidienti ed incapaci, da asservire per le loro squallide e pre moderne esigenze.

Mi raccomando, teniamo gli occhi ben aperti, i meccanismi di autotutela del sistema politico si stanno già attivando: disarticoleranno la protesta con l' aiuto dei media e dei docenti compiacenti nei prossimi mesi, annunciando con la solita ridondanza esigui correttivi alle manovre finanziarie concernenti le Università. Ci convinceranno che erano solo i talgi il problema e che, ora che questo problema è stato "risolto", non ci sarà più motivo alcuno per scendere in piazza.

Agitando il suo capote rosso, il matador cercherà di distrarci dalla spada che tiene pronta dietro la schiena.

Questa spada è costituita dall' Art. 16 della legge 133:

Facoltà di trasformazione in fondazioni delle Università


I Comma = [...] Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera.
II Comma = Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

Avete capito bene. Da Ente Culturale a società di capitali, con questo articolo le Università non saranno più tali.

Estinzione del Pluralismo e dell' Indipendenza

Tramite questa previsione, cesseranno di esistere, da un lato, le Facoltà non appetibili per il mondo dell' Impresa (tra le tante: Lettere, Storia, Filosofia, ma anche Scienze Politiche), dall' altro, entreranno nel Consiglio di Amministrazione delle Università i privati che i capitali nelle università investiranno.

Le Università non saranno più pubbliche ma private

Messe alle strette dai tagli al FFO, le strade percorribili per gli Atenei Italiani saranno soltanto due: Il commissariamento (Il Governo, con nomina di apposito Commissario ad acta, potrà cosi direttamente controllare e gestire l' università), o la trasformazione in fondazioni di diritto privato.
Sempre ammesso che la pessima classe imprenditoriale Italiana decida, dal nulla (non lo ha mia fatto, ad oggi), di spostare parte dei propri fondi all' interno delle Università, ecco cosa succederà:

_ Gli imprenditori entreranno nel Consiglio di Amministrazione: Avendo messo i contanti, legittimamente pretenderanno di amministrare l' ente che finanziano.
Ogni decisione (assegnazione delle cattedre, assunzione del personale, linee della didattica, progetti di ricerca da finanziare) passerà quindi dalle loro mani, con buona pace dei Diritti Costituzionali di Indipendenza, Autonomia e Libertà che l' Università dovrebbe promuovere nel perseguimento della c.d. Alta Formazione.

_ Pacchetti regalo per i finanziatori: «Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate». I vari Rettorati, palazzi della Sapienza, biblioteche, insieme con tutti gli edifici storici più importanti di questa istituzione non ci apparterranno più. A possederle saranno d' ora in avanti soltanto un ristretto gruppo di affaristi privati che le gestirà a propria discrezione.


La trasformazione in Fondazioni: L' obbligo imposto dal IX comma

«La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l'entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.»

Anche se più che Italiano sembra Cirillico, il messaggio che si cela dietro questo crittografico articolo è chiaro:

_ L' obiettivo primario delle Fondazioni è assicurare l' equilibrio di bilancio: Il Cda delle Università Pubbliche potrà deliberare tutti i tagli e gli aumenti delle tasse necessari per il raggiungimento di tale scopo.

_ Il capitale pubblico emigra: Quei pochi spiccioli che nei prossimi cinque anni (e da li, a regime per tutti gli anni a venire) lo Stato investirà nell' Università verrà addirittura ulteriormente ridotto in funzione degli investimenti privati per ciascuna fondazione.


Considerazioni ulteriori

1) Tutte le recenti uscite su sedicenti motivazioni di questa legge (ancora una volta approvata con la fiducia e senza dibattito parlamentare) sono del tutto infondate e strumentali, in quanto giunte ex post rispetto all' emanazione del D.l. n. 112, che si occupa di obiettivi puramente Finanziari e tributari.


2)Le motivazioni comunque addotte sono a tal punto inconsistenti, da far sospettare legittimamente che dietro ci siano ben altre mire.

«l’Università non è sottofinanziata, sono le risorse che vengono spese male.»


Siamo l' ultimo paese OCSE per finanziamento all' Istruzione e ricerca, preceduti [oggi] soltanto dalla Grecia (che tuttavia riserva a questa una percentuale maggiore del suo PIL).
Ora, con queste manovre, si farà un ulteriore passo indietro.
Mi domando, come si fa a pretender di migliorare qualcosa senza però dare gli strumenti giuridici ed economici necessari a che quei miglioramenti si verifichino?Si parla di malversazioni e di clientelismo e, ci si scorda che questi sono fenomeni Politici prima che accademici.

E' da anni che, nonostante le richieste, le leggi in materia non fanno altro che togliere.
Non si sono mai guardati dal dare all' Università strumenti economici per progredire, per finanziare la ricerca ed il sostentamento degli studenti/ricercatori, per premiare adeguatamente il merito, né si sono forniti di adeguati poteri i Presidi e Rettori per reagire contro le malversazioni ed i fannulloni.

«L'università rischia di finire come l'Alitalia e io voglio mettere mano subito a una riforma.»

Ci sarà poco da riformare, perché con queste manovre dell' Università non resterà neanche l' ombra.

Al suo posto vi saranno tanti piccoli o grandi poli di istruzione privati, gestiti con metodi aziendali per garantire le entrate più che l' istruzione, con tasse che renderanno ai più inaccessibile un diritto che pure gli è garantito dalla Costituzione. Dei "poli" dove la ricerca sarà condizionata dai gruppi di interesse che gestiscono il Cda e, dalle contingenti richieste del mercato. Dove i docenti saranno scelti con criteri determinati discrezionalmente dai vertici degli Atenei, dove le strutture, che prima erano pubbliche, saranno tutte cedute ai finanziatori (niente più ingressi gratuiti nelle biblioteche, nella sale informatiche e, chi sa che ne sarà delle aule studio).

In una società seria l' Istruzione si incoraggia e si finanzia con forza, nell' ottica di garantire a tutti il servizio e di promuovere il merito.Se ci sono malversazioni si individuano e si puniscono, se ci sono problemi organici si riforma la struttura e si provvede alla creazione di strumenti giuridici idonei a garantire il buon andamento di tutto il sistema universitario.

Qui invece si agisce con l' accetta sulla Istituzione nel suo complesso, lasciandone impregiudicati tutti i profili patologici che, per altro, con questi vergognosi tagli, unitamente alla inverosimile privatizzazione tout court del diritto all' Istruzione, saranno destinati a crescere come una vera e propria massa tumorale.

L' Università è messa molto peggio di Alitalia, perché nessuno è disposto a concedergli prestiti ponte, a mobilitarsi in sua difesa.

I posti dove si pratica la libertà di pensiero e di parola e si incoraggia il ragionamento critico non sono buoni serbatoi di voti e, questo la nostra classe dirigente lo sa bene.

Sovvertendo le basi del sistema Costituzionalmente previsto, finiremo per vivere in un paese dove il pubblico finanzia le oligarchie private acchè si curino di gestire un ente puramente patrimoniale che, nutrendosi delle energie economiche e mentali dei giovani che ne faranno parte, perseguirà gli interessi economici dei gruppi di interesse che vi hanno investito.

Il profitto per il sapere, il mercato per l' Istruzione.

Tuttavia, non si rendono conto che cosi facendo innescano un circolo vizioso destinato a far collassare il sistema Italiano intero.

Presi come sono dal cercare in ogni modo di spegnere il cervello, trascurano che il sistema capitalistico competitivo su scala globale in cui siamo inseriti, finirà per rigettarci come una scoria indigesta ai margini del sistema, dove stanno tutti quei paesi non in grado di competere qualitativamente con le nazioni più progredite e avanzate.

Invischiati in un sistema particolaristico e parziale fin dalla sua base accademica, la clientela diventerà l' unico marchio di fabbrica che saremo in grado di promuovere con successo nei confronti degli altri Stati.

Prima, però, dovranno farei i conti con gli Italiani.

Dobbiamo dire no a questo sistema, dobbiamo dire no a questa classe dirigente che ha distrutto tutto quel che ci apparteneva in quanto pubblico, dobbiamo alzare il tiro di questa protesta, farci carico di un movimento che pretenda il superamento dello status quo per l' attuazione di una Cosituzione che, ahimè, a sessant' anni dalla sua nascita, è ancora solo fantascientifica.
Per un paese dove la Giustizia e L' Istruzione siano rimessi al stabilmente al centro.

Prepariamoci a combattere.


venerdì 24 ottobre 2008

Stiamo lavorando per... TUTTI!!!




E' ormai da Luglio, ovvero da quando il DL 112 è divenuto legge, la famigerata 133 (passata con la fiducia), che noi ci stiamo mobilitando per cercare di manifestare il nostro dissenso verso una legge che vuole annientare l'istruzione pubblica e la ricerca.
Non starò qui a dilungarmi. Dico solo che ieri a Pisa eravamo 20.000 tra universitari (studenti, ricercatori e docenti) e ragazzi delle superiori (con tanto di genitori). La manifestazione è stata pacifica e civile.
Voglio infine ricordare a tutti la manifestazione nazionale che si terrà a Roma giovedì 30 Ottobre.

Contro la scuola dei padroni,
10 100 1000 occupazioni!!!

domenica 19 ottobre 2008

lunedì 6 ottobre 2008

Cicatrici sanguinanti


Parte 1/5




Parte 2/5




Parte 3/5




Parte 4/5




Parte 5/5





Da: Toghe.Blogspot

domenica 21 settembre 2008

Il «gioco» dei Casalesi: stasera tiro al negro

CASTELVOLTURNO - Teddy è andato via perché adesso sa cosa significa essere una boccetta. «Vogliono la tua sottomissione, gli interessa solo questo. Abbiamo provato a renderci utili. Ma a loro non interessa. Siamo schiavi, e tali dobbiamo rimanere». In un'intercettazione di 12 anni fa, uno dei tanti macellai dei Casalesi saluta il suo compare. Lo saluta dicendo che in serata magari se ne va a Castelvolturno «per giocare a boccette con i negri». Poche ore dopo, da una macchina in corsa parte una raffica di mitra contro tre extracomunitari che aspettavano l'autobus sulla Domiziana. «Siamo i loro giocattoli, ma fanno così perché sanno che agli altri italiani in fondo non dispiace ».

Il 19 agosto di quest'anno il nigeriano Teddy Egonwman e sua moglie Alice sono diventati birilli a casa loro. All'ora di cena un gruppo di quattro uomini si mise a sparare sulle finestre del container dove vivevano, ne sfondò la porta e continuò a fare fuoco anche dentro. Un'ottantina di colpi. Due giorni dopo, Teddy e la sua famiglia erano su una macchina diretta a Torino. Così finiscono le illusioni, da queste parti. I coniugi Egonwman si erano messi in testa di fare qualcosa. In modo confuso, arruffato, pasticcione. Ma ci avevano provato. Erano arrivati in Italia da clandestini, come tutti. Teddy trovò lavoro e permesso di soggiorno in un'azienda edile, Alice si buttò nell'import- export di oggetti africani. Lui fondò un'associazione per raccogliere tutti gli immigrati provenienti da Benin City. L'anno scorso aveva deciso di redimere le sue connazionali che lavorano in strada. Faceva addirittura le ronde, non risparmiava qualche schiaffone, alle ragazze a ai loro galoppini. «Non avevano capito che nulla deve e può cambiare. I "miei" e i "tuoi" non vogliono seccature».

A Castelvolturno Teddy era un personaggio così isolato da risultare addirittura patetico nei suoi sforzi. La spedizione punitiva fu bipartisan, nigeriani e casalesi d'accordo nel dare una lezione a un pesce piccolo che veniva considerato un traditore del suo popolo e metteva in crisi il patto tra mafiosi africani e Casalesi. «Volevo dare il mio contributo per liberare la Domiziana dalla prostituzione. Mi hanno urlato che ero un venduto alla Polizia. Mi hanno sparato. Nessun italiano mi ha dato solidarietà, perché un negro che cerca di darsi da fare deve avere per forza qualcosa di storto, no? Tanti saluti, allora». Quelli che restano però rischiano davvero di diventare boccette a disposizione di giocatori anfetaminici e fuori controllo, schiacciati da due poteri simili e alleati nel tenere oppressi i pochi che si muovono sulla linea di confine. «Le uniche vere comunità che ancora esistono sul territorio sono quelle criminali», ragiona un investigatore e le sue parole sono simili a quelle di padre Giorgio Poletto, il prete comboniano che da anni cerca di togliere le ragazze nigeriane dalla strada. «Non è mai stato così difficile. Abbiamo davanti un mare di persone anonime, con rappresentanti che sanno di non rappresentare nulla. La frammentazione li rende più deboli. Sono soltanto individui, alla mercé di un sistema criminale perfetto nella gestione del territorio. In una parola: schiavi».

La strage di Varcaturo rappresenta il disprezzo per i più deboli, quelli che si trovano in mezzo. Il simbolo di questa violenza «terrorista e razzista», come la definisce il magistrato Franco Roberti. La Spoon river delle vittime racconta di gente molto diversa dal prototipo dello spacciatore. Francis era felice perché due settimane fa aveva avuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico, dopo sei anni in Italia. Faceva il muratore e frequentava le associazioni di Caserta che si battono per i diritti degli immigrati. Elaj il sarto partecipava alle assemblee settimanali sui diritti degli immigrati, anche lui frequentava i centri sociali impegnati. Akej il barbiere è morto con 700 euro nei calzini. Stava andando a spedirli alla famiglia da quella sorta di Western Union non autorizzata che sorge accanto al locale della strage. Lavorava a Napoli, in un locale del centro. Nei locali devastati dai proiettili e nelle loro case delle sei vittime non è stata trovata droga. Puliti.

M. Imarisio

venerdì 19 settembre 2008

TSO?

Dalla Cronaca..

A vederlo sembrava un turco, e tanto è bastato a scatenare l'aggressione da parte di un gruppo di estrema destra di un uomo che camminava per strada a Roderkirchen, un quartiere di Colonia. L'uomo si è messo in salvo raggiungendo la polizia, che presidia la città nel giorno in cui si apre il congresso "anti-islam". Un appuntamento all'intolleranza, contro la costruzione della moschea a Colonia e contro l'islamizzazione, a cui sono attesi tutti i maggiori gruppi xenofobi d'Europa. Particolare impressione ha destato la notizia della partecipazione - nella delegazione italiana - dell'eurodeputato leghista Mario Borghezio.

Mentre il presidente del Senato invita al rispetto della memoria, un altro componente della maggioranza partecipa a manifestazioni che propugnano ideali favorevoli alla commissione di barbari crimini contro l' umanità.

Non so..non ho parole, solo tanta tristezza.

mercoledì 17 settembre 2008

Italiani?Siete tutti deficienti!

« Le liste bloccate [diversamente dal meccanismo che consente al cittadino di esprimer la propria preferenza] sono l' unico strumento in grado di selezionare autorevoli esponenti politici».
By Silvio Berlusconi

sabato 13 settembre 2008

Casta canta

By Marco Travaglio

Ha ragione Simone Collini quando, sull'Unità, paragona il battage anti-Casta di un anno fa al silenzio di oggi. Ma Stella& Rizzo, o Beppe Grillo, non c’entrano: denunciavano allora, denunciano oggi. Gli esami calabresi della Gelmini, i bagni giannutresi di Fini, le marchette degli scalatori Alitalia e il ripristino berlusconiano degli aerei di Stato à gogò: nulla è cambiato, anzi molto è peggiorato. Ma il padrone della tv, con i Johnny Raiotta, i Mazza, i Fede, i Mimun al seguito, se le canta e se le suona. E chi non ha risolto il suo conflitto d’interessi, anziché piagnucolare, dovrebbe fare mea culpa. Anche perché finora, della Casta, si è sottolineato l’aspetto più superficiale, cioè i superstipendi, gli sprechi e gli status symbol. E non, invece, il tratto più profondo: la convinzione dei mandarini di appartenere a un club esclusivo, di essere diversi dagli altri, di non essere sottoposti alle leggi e alle regole. Che, com’è noto, valgono solo per gli altri.

Le parole di Ottaviano Del Turco, intervistato da Repubblica, illustrano bene il fenomeno. La legge vigente affida al gip il compito di arrestare gli indagati che minaccino di ripetere il reato, e poi di interrogarli nell’”incidente probatorio” (che ha valore di prova al dibattimento). Ma ciò che vale per tutti i comuni mortali è, per Del Turco, inaccettabile. Infatti ha ricusato il gip, accusandolo di essere “prevenuto” contro di lui. La prova? Il gip ha espresso “giudizi di colpevolezza” nell’ordine di custodia. Oh bella: se il gip fosse convinto della sua innocenza, non l’avrebbe arrestato. Se l’ha arrestato è perché - come prevede la legge - ha ritenuto fondati i “gravi indizi di colpevolezza” addotti dai pm. Ogni giorno i gip esprimono giudizi di colpevolezza su migliaia di arrestati e poi li interrogano. Ma Del Turco è speciale: pretende un gip nuovo di pacca, magari convinto della sua innocenza. Perché? “Il gip De Maria ha sostenuto che il sottoscritto, dopo essersi dimesso da tutto, sarebbe ancora in grado di reiterare il reato e dunque deve continuare a esser privato della libertà” con gli arresti domiciliari. Ma dove sta scritto che le dimissioni dalla carica cancellano il pericolo di nuovi reati? Quella ipotizzata dai magistrati è una ragnatela di corruzione che durava da anni, addirittura dalla vecchia giunta di centrodestra, che poi avrebbe passato il testimone delle mazzette a quella di centrosinistra. Un presunto clan con decine di indagati. Solo confessando l’indagato rompe i rapporti con gli altri, si rende inaffidabile nei loro confronti e dunque si può pensare che non delinquerà più. Altrimenti il rischio permane.

Nel processo “carceri d’oro”, a fine anni 80, si scoprì che i funzionari del Provveditorato delle opere pubbliche di Milano intascavano le mazzette a rate: a mano a mano che i costruttori incassavano i pagamenti dallo Stato, versavano l’obolo a chi aveva procurato loro gli appalti. E siccome i pagamenti andavano a rilento, alcuni continuarono a prendere tangenti anche quando erano in pensione e non contavano più nulla. Ma nessuno si sognò di interrompere i versamenti, altrimenti sarebbe divenuto inaffidabile coi funzionari in servizio. Del Turco ammette poi, con la massima naturalezza, di aver chiesto udienza al Comando generale della Guardia di Finanza quando partirono le indagini sulla sua giunta: “Certo che volevo lamentarmi”, perché gli inquirenti indagavano anche su “denunce anonime”, mentre “io gli anonimi li ho sempre cestinati”. Ma se un investigatore riceve un anonimo che fa i nomi di qualche assassino o di qualche tangentaro, perché non dovrebbe verificare se dice il vero o no? E quale cittadino comune potrebbe andare al Comando generale della Gdf per lamentarsi delle indagini a suo carico? Giusto Del Turco, che un comune cittadino non era, anche perché era stato ministro delle Finanze.

L’ultima “prova” della prevenzione del gip citata da Del Turco è spettacolare: “Avevo chiesto di trascorrere due settimane in Sardegna con mia moglie. Mi è stato detto che era possibile, a patto che fossi sorvegliato giorno e notte”. Ora, immaginiamo che sarebbe accaduto se un gip avesse concesso i domiciliari in Costa Smeralda a un normale detenuto accusato di aver rubato 6 milioni, con l’unica restrizione di qualche agente alle calcagna. Avremmo i giornali e i politici che strillano per il lassismo delle toghe rosse, che consentono la bella vita ai ladri. Se invece la stessa cosa accade per un mandarino della casta, accusato di aver rubato 6 milioni alla sanità pubblica, allora i giudici sono prevenuti. Da ricusare

mercoledì 10 settembre 2008

Mitragliatrice?Non più!

Non c'è più bisogno di questo per uccidere la magistratura



È L'UOVO di Colombo. Che cos'è un pubblico ministero senza polizia giudiziaria? Più o meno, niente. Un corpo senza braccia. Una toga nera che cammina. E allora se, nella scelta e nell'avvio dell'esercizio dell'azione penale, si toglie all'accusa la collaborazione della polizia; se si attribuiscono alla polizia i poteri che oggi sono del pubblico ministero (dalle notizie di reato alla direzione delle indagini), il gioco è fatto.

Quel che oggi appare una faticosa (e ardua) ascesa alle vette di una riforma costituzionale diventa, più o meno, una quieta passeggiata in riva al mare. Un percorso legislativo ordinario e svelto che, senza troppo clamore e piazze Navona, altera gli equilibri costituzionali più di quanto possa fare una risicatissima riscrittura della Costituzione.

La "riforma della giustizia" (o meglio lo scontro ideologico tra politica e magistratura) ha già un suo compromesso concreto, rapidamente realizzabile e già per buona parte condiviso. L'abolizione di qualche parola in due articoli del codice di procedura penale consente alla politica di ottenere, senza "guerre di religione", quel che dai tempi della Bicamerale è apparso alla politica una chimera: il controllo dell'azione penale e l'attenuazione dei poteri del pubblico ministero a vantaggio dell'esecutivo.

Come si sa, la riforma ha un'agenda autunnale già annunciata dal ministro della Giustizia Alfano: riforma del processo penale e civile e, poi, interventi costituzionali che muteranno il ruolo del Csm, l'obbligatorietà dell'azione penale, la separazione delle carriere. E' un'agenda, per la prima parte (riforma del processo), condivisa anche dall'opposizione che vuole rendere concreta la ragionevole durata del processo e più efficiente (finalmente efficiente) la macchina della giustizia. Ma, a saper ascoltare Luciano Violante e Niccolò Ghedini - le vere "teste d'uovo" protagoniste di questo minimalismo al tempo stesso riformista e rivoluzionario - è sufficiente già il riordino del processo penale per raccogliere qualche desideratissimo risultato. L'accordo non è segreto. Il compromesso è lì alla luce del sole e basta soltanto unire i punti per vederne il disegno.

Chiedono a Violante della separazione delle carriere (2 settembre, il Giornale). Curiosamente, prima di dirsi contrario alla separazione, Violante ragiona a lungo (in apparenza c'entra come il cavolo a merenda) sulla "confusione tra attività di polizia e attività del pm". Per concludere: "Il ruolo della polizia è stato schiacciato dal ruolo del pm. Bisogna tornare ai principi della Costituzione: la polizia da una parte e il pm dall'altra, ciascuno con proprie attribuzioni". E' una stravaganza il richiamo alla Carta. Come se le "attribuzioni" delle polizie fossero prescritte dalla Costituzione che, al contrario, all'articolo 109 recita: "L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria".

A stretto giro (3 settembre, il Giornale), risponde a Violante Niccolò Ghedini. Tecnico sapientissimo, di fatto il Guardasigilli, scorge il varco. Dice: "Sono d'accordo sulla necessità di valorizzare il lavoro della polizia giudiziaria rendendolo più autonomo da quello del pm. L'accordo si può trovare in tempi brevi". Si può immaginare che l'avvocato e consigliere di Berlusconi sfoggi uno dei suoi sorrisi, quando si lancia nella difesa dell'obbligarietà dell'azione penale ("La manterrei"). Ghedini sa che, liberata la polizia giudiziaria dalla dipendenza al pm, non vale più la pena occuparsi dell'obbligatorietà dell'azione penale che sarebbe già fritta. Vediamo perché.

Oggi (art. 327 del codice di procedura penale) "il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a svolgere attività di propria iniziativa". Se si cancellano le parole in corsivo la norma diventa: "La polizia giudiziaria, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, svolge attività di propria iniziativa". Il pubblico ministero perde la direzione delle indagini mentre la polizia guadagna la sua libertà. Come chiunque comprende, la variazione non è neutra e senza conseguenze. Il pubblico ministero è indipendente dal potere politico e "soggetto soltanto alla legge", mentre il poliziotto è un funzionario dello Stato che risponde agli ordini di un ministro e alle scelte politiche del governo. Una seconda "correzione" accentua la discrezionalità della polizia e la distanza dal pm.

Articolo 347 del codice di procedura di penale: "Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero". Se cade il corsivo ("Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria riferisce al pubblico ministero") l'intero gioco investigativo finisce nelle mani delle forze dell'ordine. Lo scenario diventa questo. Le polizie raccolgono la notizia di reato; fanno i primi accertamenti; ne possono valutare protagonisti, modalità e conseguenze. Informare la catena gerarchica e il governo. Decidere quando e come informare il pubblico ministero.

Non si può escludere che, nelle occasioni meno gradite o imbarazzanti per il potere politico o economico, la comunicazione possa avvenire fuori tempo massimo quando i buoi sono già scappati dalla stalla o quando diventa difficile raccogliere coerenti e tempestive fonti di prova per accertare reato e responsabilità. (Naturalmente sempre possono esserci pressioni sulla polizia giudiziaria per "aggiustare" le indagini, ma la dipendenza dal pubblico ministero protegge i funzionari dello Stato dalle gerarchie e dai governi).

Come si può comprendere, grazie a poche parole soppresse in un codice, giustizia e processo muterebbero. Sarebbe il governo a decidere, attraverso le polizie, quale fenomeno criminale aggredire e quali affari penali indagare. La separazione della polizia giudiziaria dal pubblico ministero risolve all'origine molte questioni cui la politica non ha trovato soluzione nel corso del tempo. L'obbligatorietà dell'azione penale sarebbe sterilizzata.

Oggi nella disponibilità delle procure, l'inizio dell'azione penale viene consegnata al governo che può selezionare quando, come e contro chi esercitare l'azione, attraverso la notizia di reato raccolta dalla polizia giudiziaria e i tempi di comunicazione alle procure. L'indipendenza del pubblico ministero sarebbe marginalizzata. Decretata la sua autonomia nelle indagini, sarà il poliziotto a decidere del lavoro soltanto formalmente indipendente del magistrato trasformando il pubblico ministero in "avvocato della polizia".

Un "avvocato" che mette le sue competenze tecniche al servizio di un'accusa preconfezionata in questure e caserme che lavorano alle dipendenze e con gli input del governo. La soluzione può essere gradita a larga parte del mondo politico (è un errore sottovalutare l'influenza e le connessioni di Violante nell'opposizione e nelle istituzioni) e peraltro Silvio Berlusconi non ha mai fatto mistero di volerla ad ogni costo. Forse, l'avrà. Senza tanti ghirighori costituzionali, la quadra - come l'uovo di Colombo - è lì a portata di mano. In poche parole da cancellare con un tratto di penna.


(Tratto da un articolo di Giuseppe d' Avanzo)

martedì 9 settembre 2008

Accade venerdì


Venerdì 12 Settembre alle ore 18 a Livorno presso il Teatro dei Salesiani in via del Risorgimento, avrà luogo un incontro dibattito con Magdi Cristiano Allam vice direttore del Corriere della Sera, che, coglierà l'occasione per presentare il suo ultimo libro (anche se risale a qualche tempo fa) "Grazie Gesù", il libro che spiega i motivi della sua conversione al cristianesimo. Al dibattito saranno presenti Massimo Guantini (assessore del comune di Livrno), Guido Guastalla (rappresentante della comunità ebraica di Livorno) e Valfrido Zolesi (diacono della diocesi di Livorno).
Da sottolineare che questo incontro dibattito è uno degli eventi interni alla manifestazione Amichiamoci, organizzata dai giovani del III vicariato e di altre parrocchie della diocesi di Livorno.

Staremo a vedere.

Link utili:
http://www.salesianilivorno.it/
http://www.amichiamoci.it/index.htm

lunedì 8 settembre 2008

Clementina aveva (ovviamente) ragione

Di Marco Travaglio



La notizia che la Procura di Milano intende indagare Nicola Latorre, vicecapogruppo del Pd al Senato, per l’ipotesi di reato di concorso nell’aggiotaggio contestato a Ricucci e Consorte nelle scalate del 2005 non è nuova. Almeno per i pochi che si sono ostinati a tenersi informati.

Purtroppo, mai come nel caso di quest’indagine bipartisan, la politica s’è rivelata incompatibile con la verità delle carte.

Breve riepilogo. Il 20 luglio 2007 il gip Clementina Forleo chiede al Parlamento, su istanza della Procura di Milano, l’autorizzazione a usare 60 telefonate intercettate fra alcuni furbetti del quartierino e sei parlamentari, tre di Forza Italia (Cicu, Comincioli e Grillo) e tre Ds (D’Alema, Fassino e Latorre).

Di questi solo Grillo è già indagato, perché contro di lui pendono elementi diversi dalle telefonate.

Su Fassino, Cicu e Comincioli, nessun sospetto: le telefonate con le loro voci servono a corroborare le accuse a Consorte e a Ricucci, ma la presenza di quelle voci rende necessario - in base alla demenziale legge Boato - l’ok del Parlamento anche per usarle contro non parlamentari.
Restano D’Alema e Latorre, che per il gip Forleo potrebbero essere “consapevoli complici del disegno criminoso”: l’aggiotaggio contestato a Consorte per la scalata Bnl e a Ricucci per l’assalto al Corriere.

Dunque la gip chiede al Parlamento di autorizzarne l’uso a carico sia dei due furbetti, sia dei due politici.

La Casta insorge come un sol uomo, accusando la Forleo di aver abusato del suo potere, “scavalcando” la Procura nell’accusare due politici non ancora indagati.

Il pm Greco dichiara al Sole-24 ore che la Procura è sulla stessa linea del Gip: senza l’ok delle Camere, non si possono indagare due politici in base a telefonate non ancora autorizzate.

Ma contro la Forleo, abbandonata dall’Anm e costretta a difendersi da sola, continua l’iradiddio di attacchi culminati al Csm in un procedimento disciplinare e in una procedura per trasferirla.

Dal primo viene assolta, la seconda viene accolta a gentile richiesta della Casta, tant’è che oggi Clementina sta traslocando a Cremona.

Intanto le giunte di Camera e Senato autorizzano l’uso delle telefonate per Fassino e Cicu (che non rischiano di esser indagati) e salvano gli “indagabili” D’Alema e Latorre.

Per D’Alema si ricorre a un cavillo: siccome nel 2005 era europarlamentare, la richiesta va inoltrata a Bruxelles, dov’è ancora pendente in commissione.

Per Latorre il Senato, dopo dieci mesi di melina, decide di non decidere e rispedisce la richiesta al mittente. Cioè ai giudici di Milano.

Qui, a fine luglio, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip Gamacchio (Forleo assente per malattia) una nuova istanza al Senato per usare le telefonate di Latorre con Ricucci e Consorte “al fine di valutare la posizione del senatore Latorre”, visto che esse sono l’unica fonte per “l’innesco di una investigazione”.

Non si può indagare su Latorre finché il Senato non sbloccherà le intercettazioni.

Su Ricucci e Consorte, invece, l’ok del Parlamento non serve più in quanto nel frattempo la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge Boato là dove richiedeva il permesso delle Camere anche per le telefonate contro i privati cittadini a colloquio con parlamentari.

Il che dimostra che la Forleo era in perfetta linea con le richieste della Procura e non aveva scavalcato nessuno né commesso alcun abuso.

Sarebbe il caso che qualcuno le chiedesse scusa, a cominciare dal Pg della Cassazione e dal Csm che l’han cacciata in malomodo, trattandola come una mezza matta.

Ma soprattutto sarebbe il caso che il Senato accogliesse quanto prima la richiesta, consentendo alla Procura di fare le indagini necessarie a stabilire se Latorre abbia commesso reati o no.

L’interessato si rimette al voto del Senato, “qualunque cosa deciderà per me va bene”.

Eh no, troppo comodo.

La maggioranza l’ha il Pdl che, con la consueta e pelosa solidarietà di casta, tenterà di salvare Latorre perché una mano lava l’altra, cane non morde cane, oggi a te domani a noi.

Il Pd dovrebbe, per mostrarsi davvero alternativo, respingere il gentile omaggio sulla linea Prodi: “Nulla da nascondere, si indaghi pure”.

Un anno fa Veltroni dichiarò a MicroMega: “Fassino e D’Alema han chiesto alla Camera di autorizzare le intercettazioni che li riguardano. Dunque nessun limite verrà frapposto all’azione dei giudici”.

Dunque anche per Latorre il Pd chiederà il via libera del Senato, o è cambiato qualcosa?

giovedì 4 settembre 2008

Il libro della discordia


In questi giorni a Livorno ci sono polemiche riguardo alla presentazione di un libro: "Gli orfani di Salò" di Antonio Carioti.
Il libro, dal titolo esplicito, è di stampo revisionista e mira a mostrare una realtà diversa da quella esistita, ovvero mira a discolpare i partecipanti alla RSI, ma soprattutto quelli che, tra questi, sono sopravvissuti alla guerra e alla Resistenza.
Ora, da Guido Guastalla consigliere comunale del comune di Livorno è partita la richiesta, con l'appoggio di AN, al consiglio comunale di concedere una sala all'interno del comune stesso per permettere la presentazione di tale libro; il comune ovviamente ha rifiutato, ed è nata la polemica.
Per farla breve, questi consiglieri hanno chiesto alla provincia, se concedeva loro, per la presentazione del libro, la sala consiliare della provincia stessa, ma anche qui nulla di fatto.
Però... c'è sempre un però, per non aumentare oltremodo le polemiche, il consiglio provinciale ha deciso di concedere, per la presentazione di tale libro, la sala del chiostro francescano, nella quale già altri libri, non revisionisti però, furono presentati; la motivazione di tale decisione deriva da una falsa correttezza politica nell'accontentare tutti, ovvero, nei luoghi di rappresentanza dello Stato, antifascista per Costituzione, quali le sale di comune e provincia, NO, ma gli viene data questa sala per farli contenti, altrimenti la polemica rischia di ingigantirsi troppo.
Detto questo, bisogna precisare che: il signor Guastalla possiede una libreria, quindi se proprio ci tiene potrebbe farlo nella sua libreria, dove già in passato sono stati presentati dei libri, e ad una di queste presentazioni partecipò anche Gianfranco Fini; questo libro ha già un precedente di polemiche, tale precedente risale a qualche settimana fa ed è analogo a questo, solo che il comune di San Giuliano Terme (Pisa) non ha sentito storie e non ha concesso alcuno spazio pubblico per la presentazione di questo libro.
Considerazione personale: a parte il fatto che tali libri non dovrebbero essere nemmeno pubblicati in quanto minano le fondamenta della Repubblica, ma comunque nessuna autorità pubblica, sprattutto se appartenente a partiti di centro-sinistra, storicamente antifascisti, dovrebbe concedere un qualunque spazio pubblico, come giustamente hanno fatto a San Giuliano Terme, per eventi del genere, non solo, ma questa decisione è come una sorta di tacito consenso al revisionismo perpretato da tale libro, come anche da altri.

link di approfondimento: http://www.senzasoste.it/la-mia-citt-/gli-orfani-di-sal-larte-democristiana-del-non-prendere-posiz-2.html

sabato 30 agosto 2008

Sta tornando...

Domani sera torna in prima serata su Rai3 (l'unica rete Rai con programmi decenti) Carlo Lucarelli con la trasmissione "Blu Notte - misteri italiani", per un ciclo di 6 puntate.
La prima puntata si occuperà della mafia al nord.


...PAURA EH!

domenica 24 agosto 2008

Guarda e diffondi il verbo

... così si apriva l'altro giorno una discussione su MSN...
quindi obbedisco a Lore e diffondo (per una volta si tratta di una cosa non seria):
http://it.youtube.com/watch?v=drMhNAx7GZQ

(ho messo il link e non direttamente il video per fare un po' di effetto sorpresa)

venerdì 22 agosto 2008

2 parole 2 sui rigassificatori


Ieri sera a SuperQuark hanno fatto vedere un servizio sui rigassificatori (ed era abbastanza pro-rigassificatore). Questo servizio diceva che i rigassificatori non sono poi così svantaggiosi e pericolosi come dicono le associazioni locali anti-rigassificatori, in quanto essi consentono di: evitare i gasdotti che comportano il rischio di una chiusura dei rubinetti da parte del fornitore, diversificare i fornitori così da risparmiare sui costi del gas, emanciparsi sempre di più dall'utilizzo del petrolio; come esempio di rigssificatore si è parlato di quello, l'unico in Italia, di Panigaglia (SP), del quale è stato detto che è sicuro.
Quello che mi lascia perplesso riguardo ai rigassificatori è che si vuole investire su di essi per sganciarci dal petrolio, però senza puntare sulle fonti rinnovabili. Prima di fare rigassificatori sarebbe più idoneo investire su impianti fotovoltaici, eolici, geotermici, ecc. e non su rigassificatori o ancor peggio centrali nucleari. Un'altro dubbio che ho riguardo ai rigassificatori è quello sulla loro sicurezza, non tanto per la tecnologia (anche molte centrali nucleari sparse nel mondo sono sicure), quanto, al solito per gli appalti "made in Italy" di costruzione di tali impianti: materiali scadenti, sicurezza 0 sia per gli operai che costruiscono, sia per chi ci lavorerà dopo, costi altissimi a causa del magna magna che contraddistigue il nostro apparato edilizio, tempi di costruzione altrettanto lunghi (causati da incidenti in fase di costruzione e volontà da parte del costruttore di guadagnarci un po' tanto di più), ecc.; a tal proposito non metto in dubbio che il rigassificatore di Panigaglia sia sicuro, anche perché è stato costruito negli anni '60 quando ancora le cose si facevano secondo norma.
Ora nel tratto di costa compreso tra Livorno e Pisa è in progetto la costruzione di un rigassificatore di tipo offshoreFSRU (ovvero una nave metaniera perennemente ancorata al fondale marino a largo della costa). Ovviamente la cosa a subito scatenato le due fazioni pro e anti affshore l'una contro l'altra. A parer mio la costruzione di tale impianto sarebbe svantaggiosa per 3 motivi: non si punta (come ho già detto) su fonti rinnovabili, si danneggerebbe il fondale marino che tra l'altro è molto importante dal punto di vista floro faunistico, infine la sicurezza ovvero ci sarebbe una "bomba" in più a minacciare Livorno (e anche Pisa); per chi non è del loco le altre "bombe" sono Camp Darby, base militare americana che pare contenga anche testate nucleari, e le raffinerie petrolchimiche situate tra Livorno e Calambrone. Dei tre motivi che ho citato quello che mi preoccupa di più è il primo, ovvero il non puntare su fonti di energia pulite; per quanto riguarda la sicurezza... bomba più bomba meno siamo già in pericolo di esplosioni.

martedì 5 agosto 2008

L'internazionale razzista.


Il seguente post è stato copiato dal sito: http://www.hingesetzt.mobi/cms-/

Dal 19 al 21 settembre 2008 razzisti e neofascisti da tutta l’Europa vogliono tenere a Colonia un cosiddetto “Congresso anti-islamizzazione”.
Invitati dall’autodefinitosi “Movimento Civico per Colonia” (“Bürgerbewegung pro Köln”), membri di gruppi di destra europei, che si presume possano raggiungere il numero di 1000 presenze, di diversa connotazione (dai “classici” neonazisti fino ai conservatori di destra), vogliono divulgare la loro propaganda contro cittadini di altra origine e religione, con il pretesto di una presunta critica all’Islam. Pro Köln (Per Colonia) è un partito di estrema destra che da anni porta avanti a Colonia e a livello sovra regionale una politica razzista. Molti funzionari e membri di Pro Köln provengono da partiti neonazisti e da gruppi quali il “NPD”, i “Republikaner” e la “Deutsche Liga für Volk und Heimat” (lega tedesca per il popolo e la patria). Ultimamente Pro Köln ha aizzato gli animi principalmente contro la costruzione di una moschea a Colonia-Ehrenfeld, cercando così di catturare voti con propaganda razzista e di estrema destra.
Al congresso di settembre hanno annunciato la loro partecipazione tra l’altro rappresentanti di partiti di estrema destra dall’Austria (FPÖ), Belgio (Vlaams Belang), Italia (Lega Nord), USA (Robert Taft Group), Gran Bretagna (British National Party), Spagna e Ungheria. Vi dovrebbe inoltre partecipare il presidente del FN, Front National, di estrema destra Jean Marie Le Pen, noto a livello internazionale. Con questo congresso europeo basato su di una campagna di odio, i neofascisti di vecchi data di Pro Köln perseguono due obiettivi: intensificare la collaborazione tra i partiti di estrema destra in tutta l’Europa e aprire con questa grossa iniziativa la campagna elettorale per le elezione comunali nel Nordreno-Westfalia del 2009.
Noi non tollereremo né un congresso internazionale di stampo razzista né permetteremo che il partito Pro Köln/Pro NRW possa portare avanti indisturbato la sua propaganda razzista. Per questa ragione chiamiamo tutti a raccolta per impedire questo congresso!
Questo obiettivo può solo riuscire se durante quei giorni un numero più alto possibile di persone bloccherà il luogo in cui si tiene la manifestazione e impedirà il passaggio ai militanti della destra. Sebbene abbiamo diversi punti di vista politici, questo obiettivo ci unisce. Ci contrapporremo a questo congresso con fermezza e il nostro intervento sarà comune e ricco di una grande varietà di posizioni. Tramite la disobbedienza civile respingeremo Pro Köln e suoi seguaci.
Partecipate ai blocchi di massa davanti al luogo di svolgimento del congresso!
Non passeranno!

Ringrazio il blog del Russo per avermi portato a conoscenza di tale avvenimento.

venerdì 1 agosto 2008

Notte Bianca a Livorno

Stasera, o meglio stanotte, a Livorno avrà luogo la Notte Bianca, in concomitanza con l'apertura dell'annuale manifestazione Effetto Venezia, la manifestazione, giunta alla sua 23^ edizione, che si svolge a Livorno, nel quartiere della Venezia, nella prima settimana d'Agosto e che vede l'unione di spettacoli, mostre, bancarelle e (quella che ci garba di più) ristorazione.
Quest'anno la Notte Bianca è stata abbinata all'apertura di Effetto Venezia a causa di Italia Wave, o meglio, inizialmente la Notte Bianca si doveva svolgere sabato 19 Luglio, ma a causa di paventati motivi di ordine pubblico dovuti alla serata conclusiva di Italia Wave, è stata spostata a oggi 1° Agosto.

Veniamo al programma (principale):

- ore 20:30
Presso la Circoscrizione 2 (scali Finocchietti) Inaugurazione di Effetto Venezia (e via alla Notte Bianca) da parte del sindaco Cosimi.
- ore 21:00
Apertura negozi in città e del mercatino di Effetto Venezia (l'apertura dei negozi è prolungata fino oltre le ore 24:00 a discrezione dei singoli esercizi commerciali).
Corteo storico, ad opera dell'associazione la Livornina, lungo le vie del centro fino al porto mediceo.
- ore 21:30
Presso la darsena del porto mediceo prenderà il via il Palio dell'Antenna, gara remiera reintrodotta alcuni anni fa ma che si rifà alle antiche gare remiere che si svolgevano in città fin dal '600, questa gara è divisa in due parti: una dedicata alle gozzette a 4 remi (con inizio alle 21:30) e una riservata ai gozzi a 10 remi (con inizio alle ore 22:00).
- ore 23:30
In Piazza della Repubblica Spettacolo d'apertura di Effetto Venezia, dal titolo "Poesia di fuoco", uno spettacolo di poesia che rende omaggio ai poeti Majakovskij e Pasolini, al termine (intorno alle ore 24:00) avrà luogo lo spettacolo pirotecnico.
- ore 24:00
Presso la Fortezza Vecchia Effetto Cage, un lungo mix di musica e poesia.
Prolungamento dell'apertura di alcuni stabilimenti balneari oltre tale orario, l'orario di chiusura è a discrezione dei singoli stabilimenti.
- ore 1:00
In Via S. Caterina "Breve historia animata et divertita del quartiere Venezia e di Liburnia cittade.", ovvero uno spettacolo sulla storia della città e del quartiere Venezia.


Oltre a questi eventi, ci saranno anche palchi con musica e altri tipi di spettacoli, lungo le vie del centro e del lungomare.
A causa della Notte Bianca saranno chiuse molte strade, ma è possibile raggiungere, dai parcheggi, i luoghi ove si svolge la manifestazione mediante l'uso dei mezzi pubblici messi a disposizione dell'ATL.

per maggiori info: http://www.comune.livorno.it/_notiziario/notizia.php?id=1148&lang=it

giovedì 31 luglio 2008

Quelli che il Macchi... in Croazia

Dopo un anno di duro studio, Quelli che il Macchi si prendono una settimana di meritata vacanza, partenza venerdì 1 per la Croazia... non tutti partiranno: l'unico che resta fermo sono io!
Ci si sente presto gente!
Anche perché io continuerò a vegliare su cotanto blog!

giovedì 24 luglio 2008

Università in bilico

Il Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, riunito il 17 luglio 2008, esprime la più assoluta contrarietà alle disposizioni riguardanti l’Università italiana contenute nel D.L. 112/08, in sintonia con la mozione dei Senati Accademici delle Università Toscane approvata all’unanimità in seduta congiunta.

Il drastico taglio delle risorse umane ed economiche rischia di risultare letale per la qualità dell’offerta didattica e per il futuro della ricerca scientifica.

Tale diminuzione delle risorse si accompagna, nel provvedimento, alla prospettata trasformazione degli Atenei in Fondazioni: una soluzione che, presentata come facoltativa, tenderà a risultare, per ragioni finanziarie, pressoché obbligata, facendo sì che molte Università si trovino costrette a tentare un improbabile reperimento di risorse esterne o, in alternativa, a scaricare le proprie difficoltà economiche sugli studenti. Si tratta di un mutamento che, trasformando le Università da Istituzioni culturali pubbliche in enti privati a connotazione patrimoniale, appare ispirato a logiche contrarie ai Principi costituzionali (art. 34: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto…”).

Pur riconoscendo la necessità di un improrogabile intervento finalizzato a migliorare l’attuale assetto del sistema universitario, il Consiglio giudica del tutto irragionevole l’adozione di misure che apparentemente colpiscono i rappresentanti del mondo accademico, ma in realtà producono ricadute ben più drammatiche sugli studenti e sulle loro famiglie. Il nuovo sistema, infatti, è destinato fatalmente a provocare un’indiscriminata riduzione dei corsi di laurea e l’incremento delle tasse universitarie: agli studenti meno abbienti sarà di fatto precluso l’accesso agli studi universitari.

Al fine di scongiurare la conversione in Legge del D.L. 112/08, il Consiglio di Facoltà chiede lo stralcio delle disposizioni che riguardano l’Università.

Sollecita un ampio dibattito con tutte le componenti dell’Ateneo, e in particolare con gli Studenti. Si propone di coinvolgere l’opinione pubblica e i rappresentanti degli Enti territoriali.

Si dichiara pronto, qualora le proprie richieste non trovino accoglimento, ad adottare forme di protesta anche le più radicali.

Ragazzi qui l' Università rischia il tracollo e, nell' indifferenza più assoluta dei media.Impegnamoci a diffondere e a creare movimento, che a settembre ci aspetteranno tempi non duri, durissimi.Ognuno dovrà fare la sua parte.

L' esecutivo delle vergogne

Riducono il paese sul lastrico, distruggono l' Università Pubblica, azzerano i fondi della Polizia e dei Carabinieri, quadruplicano i costi della Sanità Pubblica ma, come al solito..


Quattro milioni l'anno: tanto il Senato avrebbe risparmiato grazie alla riduzione dei gruppi parlamentari. Il calcolo l'aveva fatto l'Ansa, quarantotto ore dopo le elezioni, citando «fonti parlamentari». Quattro milioni: sui circa 600 che ogni anno spendiamo per la Camera alta non è una gran cifra. Ma sarebbe stato sempre meglio di niente. Invece di quei quattro piccoli milioni, nel bilancio che il Senato approva oggi, non c'è nemmeno l'ombra. Anzi. Nonostante il numero dei gruppi si sia dimezzato, passando da 11 a sei, e quest'anno ce ne siano stati quindi cinque in meno per otto mesi (la nuova legislatura è iniziata il 23 aprile), spenderemo addirittura 750 mila euro in più. Il conto salirà dai 39 milioni 350 mila euro del 2007 a 40 milioni 100 mila euro: è scritto nero su bianco a pagina 65 del bilancio. L'aumento è dell' 1,91%, superiore anche a quell'inflazione programmata che doveva rappresentare il limite invalicabile delle spese. Chiamiamola col suo nome: un'autentica beffa.

Eppure ci avevano provato, alla fine dell'anno scorso, a contenere le spese del Senato almeno entro quel tetto. C'era voluta, è vero, la spallata di un emendamento alla Finanziaria presentato da Massimo Villone e Cesare Salvi, due senatori della sinistra rimasti senza seggio al pari dei loro colleghi di schieramento, per costringere l'amministrazione delle Camere, ma anche quella del Quirinale, ad assumere come riferimento l'inflazione programmata e non più, com'era stato fino ad allora, il prodotto interno lordo nominale, che consentiva agli organi costituzionali, in realtà, di fare i furbetti. Tagliare di oltre 5 milioni le previsioni di uscita del Senato per quest'anno, tuttavia, non era stato affatto facile. Ma alla fine il senatore del Pd Gianni Nieddu (non ricandidato dal suo partito) era riuscito a convincere la presidenza di Franco Marini a disdettare un contratto del personale che prevede scatti e automatismi tali da avere spinto le retribuzioni dei dipendenti del Senato a una media di oltre 131 mila euro lordi pro capite, e con un aumento di oltre mille euro al mese in un solo anno. Da quell'intervento dovevano arrivare risparmi per almeno 3 milioni e mezzo di euro, a coronamento di un impegno solenne assunto per iscritto dal consiglio di presidenza del Senato: quello di ridurre in modo significativo l'incidenza del costo del personale sulle spese correnti, che aveva ormai superato il 40%.

E la manovra sugli stipendi sarebbe stata appena l'antipasto, seguito da un piatto ancora più sostanzioso: l'innalzamento dell'età minima pensionabile per tutti i dipendenti di Palazzo Madama a 53 anni. Sappiamo com'è andata. La fine anticipata della legislatura ha mandato in soffitta quel progetto, così chi è entrato al Senato prima del 1998 potrà continuare a ritirarsi dal lavoro anche a 50 anni, infischiandosene di scaloni e scalini. E ha mandato in soffitta anche la disdetta del contratto del personale: lo ha deciso la commissione contenziosa, uno speciale organismo interno, motivando la revoca con un vizio di forma. Il risultato è che la spesa per gli stipendi, invece di diminuire, salirà ancora: dell'1,14%. E non basta. La somma dei costi per il personale in attività e per i pensionati, che beneficiano come i dipendenti degli aumenti retributivi, ha raggiunto il 42,92% delle uscite complessive, contro il 42,74% del 2007 e il 41,52% del 2006. Numeri che hanno indotto i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord) ad ammettere una resa senza condizioni: «Non è stato possibile conseguire l'obiettivo di inversione dell'andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida», hanno scritto nel bilancio.

Quest'anno, poi, c'è anche la ciliegina sulla torta dei nuovi vitalizi a 57 parlamentari non rieletti e dei 7 milioni 251 mila euro per pagare gli «assegni di solidarietà» (si chiamano proprio così) ai senatori che hanno perso il posto. Risultato: le spese correnti del Senato raggiungeranno quest'anno 570,6 milioni, 12 milioni 273.500 euro in più rispetto al 2007, con un aumento del 2,20%. Alla faccia di un'inflazione programmata dell'1,7%. Si dirà che il costo della vita è salito molto di più, e comunque nel bilancio c'è l'impegno a non far salire nel 2009 le spese oltre l'1,5% programmato dal Tesoro. Ma questo cambia poco. La sostanza è che le spese continuano ad aumentare, con poche eccezioni. Il costo per i servizi di ristorazione, per esempio cresce dello 0,76% a 2,8 milioni. Quello per le pulizie e il facchinaggio aumenta invece del 6,53%, da 4,3 a 4,6 milioni. La bolletta dell'acqua, poi, non si schioda dai 300 mila euro. Mentre la spesa per «servizi informatici e riproduzione » si incrementa addirittura del 13,44%, raggiungendo 9,3 milioni.

E continua anche l'espansione immobiliare. A pagina 44 del progetto di bilancio si parla di una trattativa che sarebbe stata in corso al momento in cui è stata predisposta la prima versione del documento contabile, a fine febbraio 2008, per «l'acquisizione in locazione dell'intero secondo piano di un immobile situato in piazza del Pantheon». Senza peraltro menzionare il costo dell'operazione. Soprattutto, come denuncia Antonio Paravia, che già si era astenuto sui precedenti bilanci, ci sono sempre i soliti problemi di trasparenza: «Il finanziamento dei gruppi, per esempio, non è sufficientemente dettagliato, e non si capisce bene come vengono impiegati i soldi. Il fatto è che i bilanci di Camera e Senato vengono scritti da tre questori, approvati dall'ufficio di presidenza, resi disponibili ai parlamentari quarantotto ore prima di essere portati in assemblea e ratificati dalle aule solitamente semideserte. Il che, per un bilancio come il nostro da 600 milioni, non è proprio un dettaglio». Si tranquillizzi, il senatore del Pdl. Comincioli, Adragna e Franco promettono una «rigorosa gestione delle risorse di bilancio, attenti all'obiettivo prioritario del contenimento della spesa». E se lo dicono loro...

Stella&Rizzo